Emilio Imoda

La pandemia ha messo in ginocchio il mondo della Ristorazione ma non è riuscita a spegnere l’entusiasmo di molti suoi protagonisti che con nuove idee e progettualità si sono impegnati a ridisegnare il proprio modello di business per non perdere la clientela. Malgrado tutto, sono sempre numerose le persone che quando decidono di mettersi in proprio scelgono di puntare su questo settore, che sia un piccolo laboratorio o lo street food. Un fenomeno percepibile anche dall’osservatorio della Fondazione Welfare dove ai vertici della classifica delle proposte c’è proprio il mondo della ristorazione.  

Chi andrà a proporre il suo progetto di cucina etnica o la sua intuizione sulle piadine romagnole incontrerà certamente anche Emilio Imoda, uno dei Mentor della Fondazione. Emilio ha lavorato nel mondo della Ristorazione per tanti anni, con ruoli e responsabilità diverse. Si è occupato di Marketing e poi di Sviluppo per Autogrill prima in Italia ed in seguito nei nuovi e sempre più importanti contesti internazionali.  Emilio è stato coinvolto nella definizione e nella messa a punto delle proposte proprio per rispondere ai bandi internazionali. Un compito delicato, impegnativo, per cui è necessario uno specifico know how, in un terreno in cui i concorrenti sono molto determinati e giocano le loro carte migliori.

“Le grandi organizzazioni hanno problemi amplificati e da certi punti di vista diversi rispetto alle piccole imprese, ma i principi di fondo della sostenibilità di un business rimangono invariati. La liquidità rimane il fattore cruciale. Per questo quando le persone ci parlano dei loro progetti, senza scalfire il loro entusiasmo, spesso siamo costretti a riportarle con i piedi per terra.

“Facciamo insieme a loro i conti, cerchiamo di capire l’investimento richiesto e ci focalizziamo sui costi di gestione ed il loro controllo, se è il caso, indichiamo anche possibili iniziative promozionali di lancio che possono poi essere amplificate dall’impiego dei canali social. Suggeriamo di non fare il passo più lungo della gamba – come dicevano i nostri nonni – e consigliamo di iniziare con poche ma precise proposte prima di avventurarsi in un’impresa che poi non riusciranno a gestire. Gli ricordiamo che per un’attività a regime serviranno alcuni mesi di avviamento per capire se l’impresa sta raggiungendo i suoi obiettivi o se servono eventuali correzioni in corsa d’opera. L’attività dei Mentor, infatti, non si limita ad una consulenza iniziale, ma prevede, una volta avviato il progetto, incontri successivi programmati per monitorare insieme l’andamento dell’attività e valutare gli eventuali interventi necessari.

La sua collaborazione con la Fondazione è iniziata da tre anni tramite Manager Italia, l’organizzazione sindacale dei dirigenti impegnata anche nel sociale con il suo Gruppo di Volontariato. E se chiedete a Emilio le tre ragioni prioritarie che continuano a motivare questo suo impegno da volontario risponderà senza esitazioni.

“Confrontarmi e collaborare con gli altri Mentor della Fondazione è sempre un’esperienza stimolante e il fatto di riuscire insieme a far nascere una nuova impresa con basi solide è una grande soddisfazione, ancora più grande perché condivisa. Ormai siamo una squadra affiatata e collaudata e il bello è che le nostre partite danno risultati che riescono spesso a sorprenderci.

“L’altro elemento importante è l’atmosfera speciale che si respira alla Fondazione proprio perché c’è un team speciale. Sono persone molto preparate, sempre disponibili e attente nell’ascoltare le esigenze e le aspirazioni delle persone, desiderose di dare seriamente una mano, valutando con obiettività opportunità e alternative concrete

“E mi lasci dare l’ultima motivazione che può sembrare un po’ superficiale. La sede della Fondazione, villa Scheibler, per me ha un fascino particolare, ogni volta che mi ci reco è un tuffo nella bellezza e nell’eleganza. È come un pezzettino di cioccolato amaro dopo un pasto, lascia sempre un sapore e un’emozione che fanno stare bene…