Un incontro/confronto sulle nuove esigenze e sull’adeguatezza delle nostre proposte

Come e a che condizioni ripartiranno le attività? Cosa succederà quando saranno sospesi gli ammortizzatori sociali legati all’emergenza? Quali i percorsi praticabili per chi ha perso o rischia di perdere il lavoro?

Noi nel nostro piccolo abbiamo voluto fare un esercizio. Volevamo confrontarci con chi è in prima linea come noi e capire se quello che offriamo oggi ai cittadini milanesi è e sarà in linea con le esigenze, attuali e prevedibili. Ci siamo chiesti se avremmo potuto fare qualcosa di più o di diverso.

Per questo, con la collaborazione della società di consulenza Synergia, abbiamo deciso di organizzare un incontro con rappresentanti di altri osservatori importanti: dalla Caritas alla Coop la Strada, dalla Fondazione Feltrinelli alla Fondazione Ismu, dal Comune di Milano/Area Formazione alle Università Statale, Cattolica, Bocconi. All’incontro hanno partecipato figure diverse della nostra Fondazione che hanno portato la loro testimonianza su esperienze dirette quotidiane. 

Sono emersi alcuni punti importanti e condivisi.

Fare rete è determinante per comprendere le componenti e le dinamiche, ma anche le diverse sfaccettature e le conseguenze psicologiche dell’attuale clima sociale, ed è fondamentale per poter fare interventi realmente efficaci.  

La nostra missione è sempre stata chiara e anche oggi ne vengono riconosciute l’unicità e il valore: i nostri interventi non sono di natura assistenziale e il nostro compito è aiutare le persone, e le relative famiglie, che vivono un momento transitorio di difficoltà economica a rimettere in carreggiata la loro vita. È sempre un percorso personalizzato, ritagliato su misura in base alle esigenze specifiche dell’interlocutore, ma la ricetta semplificata ha due ingredienti base: un prestito agevolato e il nostro affiancamento per una vera ripartenza.

Abbiamo avuto un’ulteriore conferma. Oggi le nostre proposte sono una risposta concreta a situazioni sempre più diffuse nella nostra città. Possono essere la soluzione per chi non riesce a far quadrare i conti perché vive con la cassa integrazione o con l’indennità di disoccupazione (Credito Solidale 2.0); sono un’opportunità per la sempre più ampia popolazione di liberi professionisti e lavoratori autonomi che non ha liquidità ma dovrebbe investire per riqualificare la propria offerta di servizi e prodotti (Partita AttIVA); rappresentano una chance per chi desidera acquisire una nuova identità lavorativa puntando sull’apertura di un’attività (avvio di impresa). Quando abbiamo iniziato a pensare a come riformulare i nostri servizi per essere in sintonia con le nuove esigenze avevamo preso atto che queste tipologie di situazioni si stavano moltiplicando, non sapevamo ancora che la pandemia avrebbe fatto esplodere le difficoltà.

Nel corso dell’incontro è emerso un tema che noi sta molto a cuore e che è il presupposto del nostro intervento: la motivazione delle persone.  Tutte le nostre proposte, infatti, non possono prescindere dall’energia e dalla determinazione della singola persona, che deve contribuire attivamente al suo percorso di ripartenza, dimostrando il desiderio di rinnovarsi, spesso anche il coraggio di cambiare la propria identità professionale. Dalle conversazioni, è emerso che tra le cause più diffuse dell’immobilismo ci sono la sfiducia e soprattutto la paura di cambiare, un sentimento meno comune tra i cittadini di altre nazionalità.

Alla fine di questo confronto molto prezioso, ci è stata rivolto un appunto: le nostre proposte non hanno la giusta visibilità. Dovrebbero, invece, essere note a tutti perché rappresentano opportunità concrete e già disponibili, tasselli solidi di un più ampio progetto di ripartenza.

È un obiettivo che intendiamo raggiungere e che stiamo perseguendo grazie anche agli accordi di collaborazione siglati con alcuni comuni e altre organizzazioni. Ma è evidente: la nostra missione non è di natura assistenziale, e quindi non immediatamente comprensibile, e tante persone in questo periodo hanno timori e perplessità, non se la sentono di fare debiti anche se “buoni”.  La nostra storia ci ha insegnato, tuttavia, che, superate le fasi di disorientamento e incertezza, i cittadini milanesi torneranno a voler riprendere in mano le redini della propria vita. Noi siamo qui per questo.

Milano,20/05/2021