Gaspare Ferro

Una vita un po’ speciale quella di Gaspare, sempre dalla parte dei lavoratori e in generale delle persone, sempre pronto ad ascoltare e a cercare occasioni di confronto, di incontro, di conciliazione. Gaspare Ferro è stato per quasi 40 anni rappresentante sindacale in un’azienda dolciaria milanese, che ha vissuto molte traversie e alla fine è passata nelle mani di un grande gruppo dell’industria alimentare. Qui lo chiamavano il senatore. Quel termine gli è sempre sembrato esagerato e ingombrante, non tanto per l’anzianità, che lui non ha mai negato, ma per la sua natura discreta e schiva.

Gaspare con la sua amica Marilena sono due figure storiche dello sportello di via Tadino della Fondazione Welfare. È da circa 7 anni che questa coppia rappresenta un punto di riferimento in quella sede della CISL. Marilena oggi è stata costretta per ragioni di salute ad allentare il suo impegno ma i due hanno sempre fatto un gran lavoro di squadra alternandosi, passandosi le consegne, unendo le loro forze e le loro conoscenze con un unico obiettivo: non lasciare solo nessuno e aiutarlo a trovare una via d’uscita. Gaspare non riesce a parlare di questo suo impegno senza citare continuamente Marilena.

“Chi viene da noi è realmente in difficoltà, non ha punti di riferimento, ha paura di non farcela e di capitolare in irreversibili condizioni di povertà. Spesso le persone si presentano timidamente, accennano ai loro problemi con evidente disagio, senza entrare troppo nei dettagli; noi ascoltiamo, rispettiamo il loro pudore, non forziamo mai la mano ma proviamo con discrezione a comprendere la specificità di ogni situazione per riuscire a indirizzare la persona nel modo giusto. Anche quando non ci sono i presupposti per erogare il nostro Credito Solidale con Marilena ci confrontiamo sempre per individuare il giusto contatto e l’alternativa praticabile  per arrivare a una possibile soluzione del problema”.

Anche la pandemia non ha fermato la passione di Gaspare per questa sua scelta di volontariato, il suo telefono è sempre stato acceso e quando ha potuto ha incontrato i suoi interlocutori per mettere meglio a fuoco situazioni, disagi, aspettative, speranze.  Riuscire ad aiutare qualcuno lo fa stare bene e continuerà a farlo finché non lo cacceranno, lo dice senza remore. In fondo quella sede di via Tadino è un po’ una sua seconda casa. “Conquistare la fiducia di qualcuno non è semplice ed è un percorso lento e graduale, ma quando succede è una grande soddisfazione. E quando alla fine si riesce a ridare la speranza è una grandissima gioia.”. È la cosiddetta empatia, un concetto inflazionato, ma poco diffuso e molto difficile poi da mettere in atto. Ma per il senatore è una pratica di vita, da sempre. Chi lo conosce lo sa.