Marco Broccio

Negli ultimi anni è cambiata radicalmente la tipologia di persone che si rivolge ai nostri sportelli. Mentre prima erano soprattutto persone straniere o operai e impiegati che non riuscivano a far quadrare i conti, magari dopo una separazione matrimoniale, ultimamente sono sempre più spesso professionisti che, in seguito al ridimensionamento o alla chiusura di aziende, si sono dovuti mettere in proprio e ora faticano a destreggiarsi con redditi incerti e precari. Anche l’età media si è abbassata, prima si trattava il più delle volte di persone vicino all’età pensionabile, oggi incontriamo una generazione diversa, persone tra i 30 e i 40 anni che vivono momenti di difficoltà, ma hanno anche piani di rinascita. Affitti, bollette e altre scadenze improrogabili non gli consentono di investire sui loro progetti e per questo si rivolgono a noi.”

Con queste parole Marco Broccio sintetizza una lunga storia di collaborazione con la Fondazione, una storia iniziata proprio con la nascita dell’ente. “Quando ho iniziato volevo fare qualcosa di utile, le modalità operative erano in fase di messa a punto e collaudo, oggi invece i miei colleghi ed io abbiamo acquisito un notevole bagaglio di conoscenze ed esperienze e siamo una piccola squadra molto affiatata, sintonizzata e direi anche efficiente. Questo ci permette di identificare più velocemente la natura delle richieste e l’idoneità e, nel caso siano situazioni non candidabili per il Credito Solidale, grazie ai nostri contatti siamo pronti a proporre un’altra soluzione o un percorso alternativo in grado comunque di aiutare la persona.”

Marco ci descrive due incontri che lo hanno colpito: una giovane donna che ha chiesto il Credito Solidale per finire l’università e una signora matura, elegante e colta che aveva perso tutto ma che aveva già messo le basi per la sua rinascita, avrebbe dato ripetizioni private. “In genere c’è un sentimento di pudore e quasi di imbarazzo nel rivolgersi a noi e il più delle volte sono soprattutto le donne ad avere la forza di farlo. Ma oggi è un dato di fatto: la precarietà è diffusa e non ci sono motivi per provare imbarazzo e tanto meno vergogna.

“Noi siamo un po’ dei discreti confessori economici, visioniamo la loro documentazione e i loro conti, se possibile diamo anche suggerimenti utili per una migliore gestione del budget. Le persone che si rivolgono ai nostri sportelli ci raccontano i loro problemi economici e di vita, noi non giudichiamo mai, proviamo solo a creare i presupposti per una loro ripartenza.

“È ovvio dipende anche da noi se la persona alla fine decide di fidarsi delle nostre indicazioni. A questo proposito, devo ammettere che tanti anni di esperienza mi hanno consentito di affinare l’approccio, di intercettare la predisposizione e quasi i sentimenti delle persone e questa conquista per me è una piccola soddisfazione. Ma questa collaborazione mi continua a dare un’altra conferma: dagli altri si impara sempre qualcosa ed è fondamentale mantenere sempre il contatto con la realtà e continuare a confrontarsi con quello che ci circonda. Isolarsi e pensare solo al proprio micromondo è sempre un errore e non ci permette di essere consapevoli di quello che abbiamo veramente”.

Marco è così. Garbato, discreto, gentile e veramente attento agli altri. Se continuate a interromperlo mentre parla non si innervosirà mai, vi continuerà a dare la precedenza nella conversazione. A proposito, Marco è allo sportello della CIGL in Porta Vittoria, a Milano, vi accoglierà con un sorriso e vi metterà a vostro agio, vi sentirete subito in buone mani.